Normativa antisismica: la genesi delle leggi

normativa antisismica

Sentiamo sempre più spesso parlare di normativa antisismica, un argomento molto tecnico ma che merita di essere conosciuto anche dai non addetti ai lavori. Iniziamo con una premessa, ovvero la normativa antisismica, assieme alla classificazione sismica, fa parte della prevenzione antisismica e , nel dettaglio, la normativa interessa e riporta i criteri di costruzione di un edificio al fine di ridurre la tendenza a subire un danno qualora si verificasse un terremoto.

Normativa antisismica: i punti di riferimento

Invitiamo i lettori a visitare la pagina della Protezione Civile che riporta con cura la normativa antisismica e illustra quali sono le norme di riferimento e facciamo un piccolo salto indietro nel tempo, per comprendere la genesi di questa legislatura. Andiamo al 1908 quando ebbe inizio la classificazione dei comuni a seguito del terremoto che colpi Messina e Reggio Calabria. Da allora fino al 1974 i comuni italiani sono stati classificati in base al rischio di evento sismico e con la legge n.64 del 2 febbraio 1974 è stato stabilito che la classificazione sismica deve avere come fondamento ‘comprovate motivazioni tecnico-scientifiche’, eseguite attraverso decreti del Ministro per i Lavori Pubblici.

Nel corso degli anni le leggi si sono avvicendate e, con l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n.3274 del 2003, è stato riclassificato l’intero territorio nazionale. L’Italia è stata suddivisa in quattro zone considerate a diversa pericolosità, a dimostrare che nessuna area del nostro Paese può ritenersi ‘non interessata’ dall’avvento dei terremoti.

Ecco nascere la normativa antisismica, emanata il 14 gennaio 2008 e contenente le nuove norme tecniche per le costruzioni, dove sono presenti i principali provvedimenti a livello nazionale che interessano il rischio sismico.

La normativa antisismica è quindi il punto di partenza che tutti devono considerare per costruire edifici solidi e che siano in grado di limitare i danni in caso di eventi sismico e viene applicata alle nuove costruzioni così come alle ristrutturazioni degli edifici esistenti.

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Nel corso degli anni le leggi si sono avvicendate e, con l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n.3274 del 2003, è stato riclassificato l’intero territorio nazionale. L’Italia è stata suddivisa in quattro zone considerate a diversa pericolosità, a dimostrare che nessuna area del nostro Paese può ritenersi ‘non interessata’ dall’avvento dei terremoti.

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